Altar of Plagues :: Teethed Glory and Injury

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  • Hipster black metal ∆∆∆∆
  • Profund Lore
  • 2013

Confesso che attendevo il disco degli irlandesi Altar of Plagues con molta ansia, come credo un po’ tutti coloro che restarono a bocca aperta all’uscita di “Mammal“. Una band che già al debutto nel 2009 (“White Tomb”) riuscì a ritagliarsi un posto in prima fila nel panorama post-black che in proprio in quel periodo stava producendo una quantità inimmaginabile di band (-meteora aggiungere)i. E seppe farlo grazie ad una spiccata personalità e ad un originale stile compositivo, a cui si aggiungevano tematiche e panorami apocalittici, con una forte critica alla società e all’espansionismo urbano che davano quasi l’impressione di augurare un ritorno ad uno stato di natura, con connotazioni spiccatamente pagane.Insomma, sembrava che il trio di Cork avesse trovato una propria strada, ma così non è stato.

Nel 2013 gli Altar of Plagues decidono di uscire con un’idea musicale totalmente rinnovata, “Teethed Glory and Injury” presenta infatti più del doppio del solito numero di brani, con ovviamente una durata dimezzata. Se poi mettete in conto anche la copertina (che in schifo riesce a superarne una a caso degli Scorpions o dei Whitesnake), e il fatto che il tutto è stato preceduto da questo video quì, allora anche voi prima di ascoltarlo farete più o meno la mia stessa faccia.

Sull’internet si stanno facendo un sacco di seghe su questo disco e sinceramente non ne vedo il motivo. In molti gridano al capolavoro, definendolo -già- disco dell’anno; in tanti ci vedono un sacco di cose che io sinceramente fatico a notare, dal jazz (???) all’industrial di casa Swans ( una band che molti di loro prima di “the Seer” non conoscevano) e a tante altre cose che secondo me poco c’azzeccano.

Trovo piuttosto che questo sia un disco noioso, borioso e che pretende molto più di ciò che poi è. Sì è vero, c’è un po’ di industrial e di atmosfere cupe, ma credo che siano più dovute alla produzione eccellente, piuttosto che ad un effettivo merito della band. Nonostante il frontman, James Kelly, abbia dichiarato che la band si era stancata del genere musicale al quale il suo gruppo veniva accostato, e che alla luce di ciò hanno dunque deciso di cambiare rotta, e la cosa secondo me è riuscita a metà e anche piuttosto male.
Tutti i brani bene o male presentano numerose soluzioni che già abbiamo avuto modo di ascoltate nei dischi precedenti, e che sono proprio quegli elementi che caratterizzavano la band come post-black, con l’unica differenza di essere costantemente interrotti da passaggi dilatati e ritmiche ossessivo/compulsive quasi elettroniche. Stop. Un tentativo di reinventarsi piuttosto goffo, più il disco tenta di puntare in alto, più inciampa nella becera ovvietà e nella noia totale, riuscendo solo in quei brevi momenti più blackish (che sono talmente pochi e brevi che  non ne vale nemmeno la pena).

Una volta che vi ho detto che questo disco è goffo e noioso sinceramente non so cosa altro aggiungere. Poi se siete degli hipster che hanno iniziato ad ascoltare metal per il semplice fatto che riusciva a dare un senso alle vostre barbe, allora di sicuro vorrete sputarmi negli occhi.

Voto 5.5

One thought on “Altar of Plagues :: Teethed Glory and Injury

  1. Oh! finalmente una recensione condivisibile su questo disco! 🙂
    Senti, non voglio rompere le scatole, ma è possibile avere un tuo contatto a cui scriverti?
    Vorrei sottoporti del materiale da recensire…

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