Botanist / Palace of Worms – Split: EP1: The Hanging Gardens of Hell / Ode to Joy

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Quello tra Botanist e Palace of Worm è uno split di cui già si aveva notizia da un po’ di tempo, e sul quale si è chiacchierato abbastanza. Il merito va a tutte e due le parti, poiché tutte e due gli artisti sono considerati, giustamente, quelli tra i più promettenti della scena Black della Bay Area, uno compiendo scelte artistiche poco ortodosse, l’altro invece mettendo in moto qualcosa di più classico che varia tra Beherit e i Darkthrone più punk.

Per chi già segue da tempo il progetto di Otrebor, non dovrebbe rappresentare una sorpresa questa ennesima evoluzione nella composizione dei brani, che in questo split ci presentano aspetti inediti della musica di Botanist. Sin dai primi secondi di “Tillandsia” è subito evidente che il pezzo è diverso da qualsiasi altro fino ad oggi pubblicato. Ci avvolge un’atmosfera eterea creata dall’inseparabile dulcimer, ed entrandoci dentro, il pezzo ci getta in uno stato di tristezza quasi estatica. Il vuoto che crea, e nel quale ci tiene sospesi, è paragonabile ed in perfetta sintonia con la natura delle piante da cui i brani prendono il nome, che sono tutte delle rampicanti.

Sensazione di sospensione che, in “Senecio”, si rafforza grazie all’inedito cantato pulito e ai sussurri che accompagnano gli insistenti e ciclici colpi di dulcimer, la cui ossessiva ripetitività e inquietudine danno al brano uno strano tocco di psichedelia dai connotati tribali, evocando un primitivismo naturale che sconvolge ed è causa strane visioni.

A dare forza a quest’immagine giunge la conclusiva “Trandescansia Pallida”, un brano che poco si discosta da quelli sentiti del precedente “IV: Mandragora”, ma che comunque contribuisce in maniera efficace al progetto della band di San Francisco.

La causa invece del rumore e dell’impazienza che hanno seguito la notizia dell’uscita di nuovi brani di Palace of Worms è il fatto che la talentuosa one-man band californiana non si faceva sentire da esattamente un anno, quando è uscito (sempre per The Flenser) l’incredibile split con i Mastery.

I tre brani presenti nel suo lato di questo split però hanno poco in comune con quelli ascoltati nelle sue precedenti releases. Nonostante l’idea di Balan sia sostanzialmente quella di un black metal “classicone”, qui si strizza l’occhio ai Beherit nei momenti meno convulsi, che ad essere sincero non sono tantissimi, quando invece c’è da cacciare il cazzo duro ecco che fanno capolino i Darkthrone dell’era recente, come nella seconda parte di “King Leech”. Invece nell’ultima traccia, “Twilight of the Idols”, ecco che ritornano riff e aperture in pieno stile Beherit.

Questo è uno split molto ben riuscito, di gran lunga migliore il lato di Botanist (che a mio avviso ha composto un paio dei momenti migliori della sua discografia), ma comunque Balan non compie una prestazione di tanto inferiore, ma forse sono io che preferisco di più l’ignoranza dei suoi lavori precedenti.

Voto 8.5
Compra sul sito The Flenser
oppure ascolta su Bandcamp

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