Have a Nice Life :: The Unnatural World

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  • Electronic, Rock
  • The Flenser
  • 2014

Quando nessuno ti conosce e decidi di debuttare con un disco enorme come DEATHCONSCIOUSNESS (Enemies List,2008), scriverne un seguito può essere problematico. Non solo perché il secondo album è quello un po’ più difficile in questi casi, ma anche perché in un arco di tempo di sei anni il pubblico potrebbe caricarsi di aspettative. E sono quelle che spesso ti fottono.
Dan Barrett e Tim Macuga, dal Connecticut (stato americano pressoché inutile, famoso solo per aver dato i natali al peggior presidente della storia degli USA e per essere la casa di Triple H), cacciano così ,”out of the blue” ,questo nuovo lavoro quasi come fecero con quello precedente. Solo che questa volta hanno voluto darci qualche anticipazione, facendo uscire “Defenestration Song” come se fosse un singolo.
Confesso che non appena ho appreso la notizia che The Unnatural World sarebbe uscito nel mese di Gennaio, mi sono gasato anche io; ma come ho detto, le aspettative sono quelle che spesso ti fottono.
Infatti, un po’ perché il tempo libero a mia disposizione è stato poco, un po’ perché ho fatto anche fatica ad accettare la netta inferiorità di questo lavoro rispetto al precedente, c’è voluto del tempo prima che mi decidessi a scrivere. Data l’indole e l’attitudine da darkettoni impenitenti e da romantici del goth, da Dan Barrett e Tim Macuga mi aspettavo un disco oscuro, pesante, macchinoso (nel senso buono), lungo e sostanzialmente epico manco fossero gli Swans. Ma così non è stato. Piuttosto quello che mi sono ritrovato ad ascoltare è stato un amarcord di post-rock anni zero, di quello serio tipo GPY!BE (“Music Will Untune The Sky”, “Dan and Tim” e “Emptiness Will Eat the Witch“), post-punk nostalgico alla Joy Division (“Defenestration Song”) tant’è che su “Unholy Life” quasi mi sembrava di sentire gli Interpol. Poi ovviamente l’eredità di Michal Gira e soci è sempre pesante e incombente, infatti non mancano i momenti industrial rumorosi e scapes drone qua e la.

The Unnatural World
è un disco fatto da darkettoni seri, e come ogni disco dark di questo tipo, è un contenitore di post-punk, post-rock, industrial, drone e tutte quelle cose che fanno bene ai darkettoni. Proprio come lo era DEATHCONSCIOUSNESS, con la differenza sostanziale che il primo punta più sull’atmosfera, sfociando in momenti pop “da camera”; mentre il secondo era un disco fisico, violento ed iperbolico sotto ogni punto di vista. Forse a questo  The Unnatural world in questo è un disco più quadrato e posato, venendo a mancare proprio quella forza e quella fisicità che rendeva il suo predecessore un disco unico e spontaneo.
Non sarà di certo l’ “Earthmover” che era DEATHCONCIOUSNESS, ma The Unnatural World è un disco bello e che comunque funziona, che si ascolta anche con piacere, coerente con se stesso e che assolve al compito che sembrerebbe prefiggersi.
Come dicevo all’inizio, in fin dei conti le aspettative sono quelle che ti fregano.

Voto 7/10

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