Conan :: Blood Eagle

 

Conan-Blood-Eagle-Artwork

  • Heavy Caveman Metal
  • Napalm Records
  • 2014

Si dice sempre che “non bisogna mai giudicare un libro dalla sua copertina”, ma quanti di noi rovistando tra gli scaffali di un negozio di dischi, tra gli scatoloni di un mercatino, hanno sul serio dato ascolto a questa sorta di avvertimento? Io personalmente l’ho fatto veramente poche volte. Addirittura fu così che scelsi il mio primo disco metal, ricordo che mi capitarono tra le mani una copia di Master of Puppets e una di Fighting the World e che, chiedendomi come anche solo si potesse pensare di vendere un album con una copertina come quella dei Manowar, decisi di posare quello con i capelloni muscolosi vestiti in lattice, con i fulmini e le spade, per comprarne uno che aveva un artwork rappresentante un cimitero di guerra. Ancora oggi mi chiedo come possa aver preso in considerazione l’idea di poter comprare un disco di uno che si fa chiamare Ross the Boss, ma vabè non è mia intenzione parlarvi delle mie turbe.

Ad ogni modo, penso che sia capitato spesso di avere tra le mani un disco e solo a guardarlo, di sapere già come avrebbe suonato. Questo succede specialmente quando si tratta di band che nella loro estetica non solo richiamano ad un immaginario molto forte e particolare, che unito all’unicità e alla particolarità della propria musica, vanno a creare un connubio che finisce per diventarne il proprio tratto distintivo, va dunque ad essere un aspetto fondamentale della propria personalità. Ciò a cui faccio riferimento può essere reso meglio se adesso pensate a band come i Darkthrone, gli Iron Maiden, i Judas Priest, i Motorhead o gli High on Fire, o al DIY underground death dei primi anni ’90, chiedendomi ancora oggi come possano vendere band come i Manowar, i Fu Manchu o gli Alcest.

Quanto sopra è proprio ciò che è successo ai Conan, trio di spaccacrani di Liverpool, al quale non c’è voluto molto per conquistarsi l’appellativo di “heaviest band on earth” e la simpatia di tutte le barbe di questo mondo. Questo è accaduto non solo per via delle bellissime copertine a tema barbarico e al primitivo ed epigrafico logo, sicuramente anche per questo, ma comunque entrambi insufficienti a rendere appieno la cifra della pesantezza e della pachidermica dimensione dei loro riff, della loro musica. Piuttosto credo che il successo della band risieda nell’immagine di atrocità, terremoto, tragedia, ira di Dio, lago di sangue, di uomini di inaudita violenza, di inaudita ferocia nati dal buco del culo del demone della peggior specie che si evince dai loro pezzi, che più che canzoni sembrano essere dei veri e propri sgridi di guerra.

Oggi i Conan ci piombano addosso con tutta la pesantezza del degno successore di Monnos: Blood Eagle. Il disco è stato registrato nello Skyhammer studio di proprietà del cantante/chitarrista della band Jon Davis che, per ovvie ragioni, ormai non credo esista più.
Mi verrebbe quasi da dire che questo è un tipico disco alla Conan, ma se lo facessi non sarei del tutto preciso; perché con questo Blood Eagle la band compie un notevole passo in avanti rispetto al suo predecessore.

L’album si apre in maniera perfetta con “Crowns of Talons”, lenta chiamata alle armi della durata di quasi dieci minuti dall’incedere solenne e marziale in pieno stile Conan che sta li quasi a dire “siamo tornati”, impeccabile in ogni singola nota, il pezzo sembra avere il compito di dettare i toni di tutto il disco. L’album inizia a farsi estremamente interessante quando si fa avanti il possente riffing psichedelico di “Total Conquest”, pezzo dalla scrittura decisamente inedita per la band, che al grido di “One arrow eight deaths” si conclude con un vortice di martellate in testa letteralmente devastante. “Foehammer” invece è stato l’assaggio che abbiamo avuto del disco prima che uscisse, il pezzo “più pop” dell’album come direbbe un mio amico, francamente questo è il pezzo che meno mi piace, ma che nell’insieme delle tracce non stona affatto. “Gravity Chasm” e “Horns for Teeth” oltre ad essere i miei pezzi preferiti, sono quelli che secondo me incarnano, più di tutti quelli scritti  fino ad oggi, la visione che i Conan hanno del doom. Due brani ossessivi fino a sfinirti, crudi e implacabili nella loro iperbolica enormità sonora: orecchie sanguinanti, pareti che crollano, amplificatori che piangono. “Altar of Grief” è invece la folle conclusione di questa parabola bellica iniziata con “Crowns of Talons”, esasperante e pericolosamente “heavy”, tanto da suonare come un calcio nei denti.

I Conan meritano di essere definite una delle migliori band doom degli ultimi anni, non solo per la qualità e originalità della loro musica, ma principalmente per il semplice dato che ciò che fanno non guarda affatto a nessuna band a loro contemporanea, la loro musica riguarda loro e basta, una sfida con se stessi: Conan contro Conan. Come ogni guerriero che si rispetti.

Ed è grazie a quest’atteggiamento che con Blood Eagle la band è riuscita ad andare oltre ciò che avevano fatto fino ad adesso e da conferma di quanto ancora possa migliorarsi, andando a comporre quello che è il loro miglior lavoro.
Che Dio ce la mandi buona.

8,5/10

Sito ufficialeBandcamp
Napalm Records

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...