[Intervista] The Hanging Gardens of a Botanist.

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Su Botanist si è detto molto e in molti hanno cercato di fingersi intelligenti nel tentativo di definire il suo lavoro, di trovare le parole giuste che potessero descrivere l’esperienza derivata dalla sua musica. Pochi ci sono riusciti, sul serio. Me escluso. Perchè Otrebor, grazie alle sue palle e al suo genio, è riuscito a trascendere qualsiasi confine compositivo e di genere in ogni suo lavoro, compiendo scelte estreme e al di là di ogni immaginazione. Scelte che è sempre stato difficile tradurre in parole, che necessitano esclusivamente di un’esperienza diretta, che rendono inutile qualsiasi discorso al riguardo. Tolto che questo discorso non venga direttamente da Otrebor in persona. Ed è per questo che per la seconda volta preferisco far parlare lui, piuttosto che continuare a far piovere cazzate da parte mia. Ed è per questo che in quest’intervista ci parlerà di questo nuovo Split con Palace of Worms, del suo recente tour e dei dischi in uscita.

BMNL’ultima volta che abbiamo parlato era nel 2012, quando discutemmo delle prime due uscite di Botanist. A distanzia di più di un anno abbiamo quattro album, alcune esibizioni dal vivo ( tra cui qualcuna con Wreck and Reference, Grayceon e Pale Chalice), un tour in programma lungo la West Coast (addirittura con gli Agalloch) e uno split con Palace of Worms che uscirà a breve. Sembra che le cose stiano andando abbastanza bene.

Botanist – Ciao, è un piacere parlare di nuovo con te. Sì, le cose stanno andando piuttosto bene. Lo split sarà già uscito quando questa intervista sarà on-line (la data di pubblicazione del disco è 12/11 ndr.). È stata una grande opportunità quella di lavorare con un artista come Robert Høyem per l’artwork. Sono un suo fan da quando ho visto il suo lavoro su Bluostar dei Fyrnask.

BMNSe c’è una cosa di cui sono molto contento per te è che adesso ti stai finalmente esibendo live. Come sta andando?

B – Non avremmo potuto chiedere dei compagni di viaggio migliori di Behold… the Arctopus per la nostra prima avventura. Sono stati professionali e piacevoli, ed hanno dimostrato grande attitudine e messo in atto performances di alto livello anche quando si sono ammalati durante il tour. Il nostro viaggio è stata la prova che Botanist è una live band a tutti gli effetti, con uno show già formato, e la musica si presta benissimo ad essere eseguita live.

BMN Una delle domande della scorsa intervista riguardava proprio i tuoi piani riguardo degli ipotetici futuri live, la tua risposta fu: “diciamo che ci sto lavorando su. La domanda è certamente li. Ciò di cui c’è bisogno è qualcuno che sappia suonare il dulcimer. Ne servirebbero due almeno, così come un bassista e qualcuno che suoni l’harmonium, ma la vera chiave sono i due dulcimer. Io suonerei la batteria e mi occuperei delle parti vocali. Una line-up cuon cui andare in tour sarebbe la benvenuta. L’unica cosa che potrebbe aiutare è spargere la voce. Forse un giorno…”
Puoi parlarci degli altri membri della band e di come vi siete conosciuti?

B – Mi fa piacere ammettere che è stato proprio diffondendo la mia volontà di fare di Botanist una live band che è stato possibile. Quando D.Neal ha letto un’intervista del genere mi ha poi subito contattato. Sin dall’inizio sembrava che avrebbe potuto funzionare, ma non era così finché lui non ha reclutato il suo amico R. Chiang per occupare il posto come secondo dulcimer, solo ad allora la cosa ha iniziato a girare.
Conoscevo da anni poi un cantante/suonatore di harmonium, A. Lindo. Sia lui che il bassista per i live, Bezaelith, sono sul disco Allies del terzo album di Botanist. Bezaelith non è stato più in grado di proseguire il tour e così che, fortunatamente, è arrivato Balan dei Palace of Worms a suonare il basso per noi.

BMN Hai riscontrato qualche particolare difficoltà nel trasportare la tua musica sul palco?

B – Le difficoltà maggiori sono venute fuori per quanto riguarda l’aspetto tecnico nella creazione del primo hammered dulcimer distorto del mondo. Dato che nessuno produce dulcimer “elettrici”, abbiamo dovuto crearne uno nostro utilizzando dei pickups magnetici adattati allo strumento. Stiamo ancora ridefinendo il suono e tutto il sistema.

BMN Gli altri membri della band sono solo dei live-members, dei sessionists, o Botanist suonerà con una vera band anche nei dischi successivi?

B – Ho in programma di integrare di volta in volta i membri che mi accompagnano nei live anche nello studio, cosa che è iniziata quando D. Neal e R. Chiang hanno scritto un intro per le nostre esibizioni. Forse dall’album VII in poi avremo una line-up completa. Per ciò che viene prima è impossibile dato che le registrazioni già sono state completate.

BMNÈ ormai uscito, per The Flenser, il tuo split con Palace Of Worms. Come è nata questa collaborazione?

B – Il seme fu piantato nel 2011 quando chiesi a Balan se volesse fare uno split. È sembrato un bel modo di promuovere materiale di band della nuova ondata di Black della Bay Area.

BMNIn che modo questi nuovi brani saranno parte del tuo concept principale?

B – Ci sono due aspetti immutabili che faranno parte dell’opera di Botanist per sempre: le canzoni riguardano piante e ci sono gli hammered dulcimer. The Hanging Gardens of Hell era il titolo previsto per il primo disco, poi cambiato in The Suicide Tree per via della forza che richiama l’immagine della Cerbera Odollam.

Il concept di questo primo EP è che tutte le piante pesentate sono delle piante pensili. Ci sono altre due canzoni che però abbiamo eliminato per far sì che il lato di Botanist occupasse una sola metà di un LP. Queste canzoni extra saranno pubblicate in futuro.

BMNHo letto da qualche parte su internet che hai cambiato il numero di album inizialmente previsto per il tuo progetto. Ricordo però, posso anche sbagliarmi, che all’inizio avevi pensato di pubblicarne soltanto cinque.

B – Quello che ricordi è giusto solo in parte. Una volta ho detto, più o meno nel periodo in cui i primi cinque erano ultimati, che se avessi potuto prevederne la fine, allora quella sarebbe stata a dieci. Principalmente perchè mi piace l’idea che “X” sia l’ultimo album di Botanist. Ma ho anche detto che non era scritto nella pietra e che la quantità di materiale sarebbe potuta cambiare. In questo momento ci sono sei full-lenght registrati, qualcosa come cinque EP; i concept per gli album VII, VIII e IX sono a posto. La registrazione di prova del VII è già finita, questo di sicuro sarà molto “concettuale”, molto probabilmente lo sarà più di tutti gli altri.

BMNPuoi rivelarci quali sono i piani per i prossimi album? Come si svilupperà il concept da adesso in poi?

B – Stiamo pensando di saltare il “V” ed passare direttamente alla “VI”, dato che tutti pensano che non solo contenga le canzoni migliori, ma è anche il progresso migliore a disposizione dopo “IV”.
Personalmente penso che lo spazio emotivo in cui si trova “VI” rispecchi pienamente la posizione filosofica raggiunta da Botanist oggi…questi brani verranno meglio anche live. Sia “V” che “VI” non sono distinguibili a livello concettuale ,per quanto si possa seguire una qualsiasi forma di racconto. È più il sound di “VI” che lo rende un interessante successore. Non sarà però fino a quando non uscirà “VII” che questa ricerca per un punto di vista filosofico più profondo verrà fuori, e prometto che sarà quello più filosoficamente sviluppato.

I migliori e i peggiori dischi del 2013

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Questo è il momento dell’anno musicale che odio di più non perchè la classifica sia una rottura di cazzo in se, piuttosto perchè mi è sempre risultato difficile riuscire a stabilire se un disco fosse più bello di un altro e poi attribuirgli addirittura una posizione (specialmente perchè poi ti viene in mente quell’album che avevi dimenticato e quindi vai in crisi).
Quindi ho deciso che le posizioni di questa classifica sono puramente simboliche, non indicative di un indice di preferenza particolare, se non nel caso della prima ( il nuovo disco dei Darkthrone, mi sembra anche inutile dirlo).

Quindi eccovi i miei migliori dischi del 2013. Continua a leggere

Darkthrone :: The Underground Resistance

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  • Cafon Metal, Secondwaveofwhat?!
  • Peaceville
  • 2013

Il disco dei Darkthrone è uscito il 25 Febbraio, che è un bel po’ di tempo fa per farci una recensione direte voi, ed avete anche ragione. Ed infatti non è che voglia fare proprio questo. Piuttosto mi preme dire che i Darkthrone sono una delle migliori band metal di sempre. Lo sono perchè in barba a tutti i poser classe Norgeanni90, ne sono usciti a testa alta e con la consapevolezza del fatto che a prendersi troppo sul serio ri rischia di finire in galera. Lo sono perchè hanno sempre fatto un po’ il cazzo che volevano, fregandosene di qualsiasi cosa si dicesse sul loro conto. Perchè poi sostanzialmente mettono le palle in testa a tanta gente sotto molto punti di vista. Continua a leggere

OM :: Advaitic Songs

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  • Drag City
  • Doom
  • 2012

Quello di Al Cisneros è un nome che ormai dovrebbe far aprire le gambe ad ogni ragazza, è finito ormai (purtroppo) il tempo in cui il Doom era un genere di nicchia ad uso e consumo esclusivo di quei pochi che avevano la costanza e la forza di addentrarsi in atmosfere e mood tanto densi e dal peso specifico estremo. Siamo ormai in piena ripresa del genere, si sono rotti gli argini e quell’ arte che fu iniziata dai Black Sabbath ci ha sommersi tutti; dallo Stoner più classico di stampo sabbathiano, passando per la purezza targata Reverend Bizarre, per finire poi con le increspature HC della nuova scuola sludgecore. Ormai c’è solo l’ imbarazzo della scelta (si sono anche rotti i tabù delle vocalist femminili pensate un po’ ).

E in questo clima di diffusione di massa il nome di Cisneros non può essere più sconosciuto a nessuno, e non può nemmeno più sfuggire allo status di Guru che circonda la sua figura. Ovviamente è guru per tutti gli appassionati del genere Doom in generale, poi per i cannaioli è proprio una specie di semidio. La Sensimilia fatta carne e ossa.

Se non ci è sconosciuto lo zio Al, non ci sono nuove nemmeno le sue creature musicali e quì adesso staremo a parlare degli Om. Il duo che tanto divide critica e fans. Da una parte abbiamo chi li venera e basta, in quanto tutto ciò che Cisneros tocca si tramuta in oro. dall’ altra abbiamo chi lo accusa di pretenziosità e di prendersi troppo sul serio e di esagerare con questa storia del bassista sciamano. Fondamentalmente gli Om sono stati sempre una band che ha fatto esclusivamente quello che voleva, senza entrare nei meriti delle fonti della loro ispirazione, hanno sempre cercato di creare una miscela di Doom e misticismo quantomai unica ed efficace. Il loro successo sta prioprio nel fatto di saper coniugare perfettamente gli interessi musicali “esotici” dei suoi componenti, con strutture Doom molto semplici e minimali. Ed è da questa semplice ricetta che nascono gli assolati paesaggi desertici di Pilgrimage o quelli sacri dei monasteri tibetani di God is Good.

Per quanto mi riguarda non sono mai stato un fan sfegatato di questo progetto, li ho sempre preferiti “a canzoni” non ad album interi, ma nel complesso sempre a mani alzate li ho considerati una band veramente interessante. Un pericolo questo, che è sempre dietro l’ angolo quando si registra in maniera diretta senza aver prima programmato niente.

A distanza di tre anni, gli Om si presentano con il quinto album in studio, senza tradire le aspettative di nessuno, si riconfermano la band spiritual-trascendentale di sempre. “Advaitic Songs” è (verrebbe qui quasi da dire “la solita”) miscela di ritmi ipnotici filo indiani e sonorità ancestrali, con una tutta nuova venatura gotica che sorprende e lascia di stucco quando si alza ai massimi livelli durante lo straordinario e toccante riff di violoncello in “Haqq al-Yaquin”, che si candida come miglior traccia in assoluto della band. E che quasi si pone come sintesi delle intenzioni future della band, ma non si può mai dire.

Non mi va di dilungarmi troppo, anche perchè mi è sempre stato difficile definire entro determinati schemi e paletti band di questo tipo, preferisco lasciare a voi il commento finale. Quanto sopra non è nient’altro che un consiglio, se così vogliamo chiamarlo, ad ascoltare quello che molto probabilmente è il disco più riuscito degli Om e del Tom Araya del Doom.

Bosse-de-Nage :: III (2012)

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Quello dei Bosse-de-Nage non dovrebbe essere un nome del tutto nuovo a chi non disdegna le produzioni moderne in ambito Black Metal, anche se queste provengono dagli States. Quantomeno dovrebbe farvi ricordare il loro secondo disco (“II”), album dell’ anno 2011 per molti qui sul web.

Con “II” avevamo lasciato il misterioso quartetto della Bay Area alle prese con un Black Metal a metà strada tra il Depressive e il “Post-” dai toni misurati e dal sapore rotondo, che in impeto e ispirazione cala un po’ rispetto al S/T, suo predecessore. Ora invece la band decide di calarsi le braghe e mostrare a tutti quanto ce l’hanno grosso.

In “III” i BdN mettono in gioco tutte le loro abilità di compositori e abbandonando gli spettri post-black e shoegaze, che sinceramente poco gli si addicevano, etichette addirittura estremamente limitative; tutto a vantaggio dell’ impeto emozionale che la spontaneità della loro musica genera.

Potremmo stare ore a spulciarne la musica compilando tediose liste di influenze e contaminazioni, un lavoro che risulterebbe fine a se stesso, in quanto ciò che rende questo disco immediato e efficace è proprio la perfetta fusione delle ispirazioni della band in quella che è una musica soltanto loro. Stop.

Questo “flusso di coscienza” compositivo è a totale beneficio dell’ aspetto emotivo del disco, la cui carica ed efficacia, sono paragonabili addirittura ad alcune band Screamo francesi o svedesi; mi chiedo come si può restare impassibili ascoltando brani come “Perceive There A Silece” oppure “The God Ennuì”? Se ciò accade è perchè evidentemente siete delle brutte persone.

III” è la ventata di gelo che ci voleva in questa asfissiante estate, una spirale in discesa di tristezza e angoscia cosmiche. E in più i Bosse-de-Nage sono la dimostrazione che c’è spazio per dell’ altro oltre al post-rock, allo Shoegaze e all’ HC nel Black Metal; quello stesso Black Metal reso mediocre, nella maggior parte dei casi, proprio da queste contaminazioni.

Non mi va di dilungarmi ancora, non mi è mai piaciuto farlo quando sono alle prese con dischi emotivamente così devastanti come questo qui, quindi vi lascio con la parola d’ ordine per questo disco: Lagrime.

Top Tracks: Perceive There A Silence , The God Ennuì (youtube links)

Voto: 9/10

 

 

  • Profund Lore(CD) Flenser (LP)

  • Black Metal

  • 2012

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