Conan :: Blood Eagle

 

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  • Heavy Caveman Metal
  • Napalm Records
  • 2014

Si dice sempre che “non bisogna mai giudicare un libro dalla sua copertina”, ma quanti di noi rovistando tra gli scaffali di un negozio di dischi, tra gli scatoloni di un mercatino, hanno sul serio dato ascolto a questa sorta di avvertimento? Io personalmente l’ho fatto veramente poche volte. Addirittura fu così che scelsi il mio primo disco metal, ricordo che mi capitarono tra le mani una copia di Master of Puppets e una di Fighting the World e che, chiedendomi come anche solo si potesse pensare di vendere un album con una copertina come quella dei Manowar, decisi di posare quello con i capelloni muscolosi vestiti in lattice, con i fulmini e le spade, per comprarne uno che aveva un artwork rappresentante un cimitero di guerra. Ancora oggi mi chiedo come possa aver preso in considerazione l’idea di poter comprare un disco di uno che si fa chiamare Ross the Boss, ma vabè non è mia intenzione parlarvi delle mie turbe.

Ad ogni modo, penso che sia capitato spesso di avere tra le mani un disco e solo a guardarlo, di sapere già come avrebbe suonato. Questo succede specialmente quando si tratta di band che nella loro estetica non solo richiamano ad un immaginario molto forte e particolare, che unito all’unicità e alla particolarità della propria musica, vanno a creare un connubio che finisce per diventarne il proprio tratto distintivo, va dunque ad essere un aspetto fondamentale della propria personalità. Ciò a cui faccio riferimento può essere reso meglio se adesso pensate a band come i Darkthrone, gli Iron Maiden, i Judas Priest, i Motorhead o gli High on Fire, o al DIY underground death dei primi anni ’90, chiedendomi ancora oggi come possano vendere band come i Manowar, i Fu Manchu o gli Alcest.

Quanto sopra è proprio ciò che è successo ai Conan, trio di spaccacrani di Liverpool, al quale non c’è voluto molto per conquistarsi l’appellativo di “heaviest band on earth” e la simpatia di tutte le barbe di questo mondo. Continua a leggere

Have a Nice Life :: The Unnatural World

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  • Electronic, Rock
  • The Flenser
  • 2014

Quando nessuno ti conosce e decidi di debuttare con un disco enorme come DEATHCONSCIOUSNESS (Enemies List,2008), scriverne un seguito può essere problematico. Non solo perché il secondo album è quello un po’ più difficile in questi casi, ma anche perché in un arco di tempo di sei anni il pubblico potrebbe caricarsi di aspettative. E sono quelle che spesso ti fottono.
Dan Barrett e Tim Macuga, dal Connecticut (stato americano pressoché inutile, famoso solo per aver dato i natali al peggior presidente della storia degli USA e per essere la casa di Triple H), cacciano così ,”out of the blue” ,questo nuovo lavoro quasi come fecero con quello precedente. Solo che questa volta hanno voluto darci qualche anticipazione, facendo uscire “Defenestration Song” come se fosse un singolo.
Confesso che non appena ho appreso la notizia che The Unnatural World sarebbe uscito nel mese di Gennaio, mi sono gasato anche io; ma come ho detto, le aspettative sono quelle che spesso ti fottono. Continua a leggere

[Intervista] The Hanging Gardens of a Botanist.

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Su Botanist si è detto molto e in molti hanno cercato di fingersi intelligenti nel tentativo di definire il suo lavoro, di trovare le parole giuste che potessero descrivere l’esperienza derivata dalla sua musica. Pochi ci sono riusciti, sul serio. Me escluso. Perchè Otrebor, grazie alle sue palle e al suo genio, è riuscito a trascendere qualsiasi confine compositivo e di genere in ogni suo lavoro, compiendo scelte estreme e al di là di ogni immaginazione. Scelte che è sempre stato difficile tradurre in parole, che necessitano esclusivamente di un’esperienza diretta, che rendono inutile qualsiasi discorso al riguardo. Tolto che questo discorso non venga direttamente da Otrebor in persona. Ed è per questo che per la seconda volta preferisco far parlare lui, piuttosto che continuare a far piovere cazzate da parte mia. Ed è per questo che in quest’intervista ci parlerà di questo nuovo Split con Palace of Worms, del suo recente tour e dei dischi in uscita.

BMNL’ultima volta che abbiamo parlato era nel 2012, quando discutemmo delle prime due uscite di Botanist. A distanzia di più di un anno abbiamo quattro album, alcune esibizioni dal vivo ( tra cui qualcuna con Wreck and Reference, Grayceon e Pale Chalice), un tour in programma lungo la West Coast (addirittura con gli Agalloch) e uno split con Palace of Worms che uscirà a breve. Sembra che le cose stiano andando abbastanza bene.

Botanist – Ciao, è un piacere parlare di nuovo con te. Sì, le cose stanno andando piuttosto bene. Lo split sarà già uscito quando questa intervista sarà on-line (la data di pubblicazione del disco è 12/11 ndr.). È stata una grande opportunità quella di lavorare con un artista come Robert Høyem per l’artwork. Sono un suo fan da quando ho visto il suo lavoro su Bluostar dei Fyrnask.

BMNSe c’è una cosa di cui sono molto contento per te è che adesso ti stai finalmente esibendo live. Come sta andando?

B – Non avremmo potuto chiedere dei compagni di viaggio migliori di Behold… the Arctopus per la nostra prima avventura. Sono stati professionali e piacevoli, ed hanno dimostrato grande attitudine e messo in atto performances di alto livello anche quando si sono ammalati durante il tour. Il nostro viaggio è stata la prova che Botanist è una live band a tutti gli effetti, con uno show già formato, e la musica si presta benissimo ad essere eseguita live.

BMN Una delle domande della scorsa intervista riguardava proprio i tuoi piani riguardo degli ipotetici futuri live, la tua risposta fu: “diciamo che ci sto lavorando su. La domanda è certamente li. Ciò di cui c’è bisogno è qualcuno che sappia suonare il dulcimer. Ne servirebbero due almeno, così come un bassista e qualcuno che suoni l’harmonium, ma la vera chiave sono i due dulcimer. Io suonerei la batteria e mi occuperei delle parti vocali. Una line-up cuon cui andare in tour sarebbe la benvenuta. L’unica cosa che potrebbe aiutare è spargere la voce. Forse un giorno…”
Puoi parlarci degli altri membri della band e di come vi siete conosciuti?

B – Mi fa piacere ammettere che è stato proprio diffondendo la mia volontà di fare di Botanist una live band che è stato possibile. Quando D.Neal ha letto un’intervista del genere mi ha poi subito contattato. Sin dall’inizio sembrava che avrebbe potuto funzionare, ma non era così finché lui non ha reclutato il suo amico R. Chiang per occupare il posto come secondo dulcimer, solo ad allora la cosa ha iniziato a girare.
Conoscevo da anni poi un cantante/suonatore di harmonium, A. Lindo. Sia lui che il bassista per i live, Bezaelith, sono sul disco Allies del terzo album di Botanist. Bezaelith non è stato più in grado di proseguire il tour e così che, fortunatamente, è arrivato Balan dei Palace of Worms a suonare il basso per noi.

BMN Hai riscontrato qualche particolare difficoltà nel trasportare la tua musica sul palco?

B – Le difficoltà maggiori sono venute fuori per quanto riguarda l’aspetto tecnico nella creazione del primo hammered dulcimer distorto del mondo. Dato che nessuno produce dulcimer “elettrici”, abbiamo dovuto crearne uno nostro utilizzando dei pickups magnetici adattati allo strumento. Stiamo ancora ridefinendo il suono e tutto il sistema.

BMN Gli altri membri della band sono solo dei live-members, dei sessionists, o Botanist suonerà con una vera band anche nei dischi successivi?

B – Ho in programma di integrare di volta in volta i membri che mi accompagnano nei live anche nello studio, cosa che è iniziata quando D. Neal e R. Chiang hanno scritto un intro per le nostre esibizioni. Forse dall’album VII in poi avremo una line-up completa. Per ciò che viene prima è impossibile dato che le registrazioni già sono state completate.

BMNÈ ormai uscito, per The Flenser, il tuo split con Palace Of Worms. Come è nata questa collaborazione?

B – Il seme fu piantato nel 2011 quando chiesi a Balan se volesse fare uno split. È sembrato un bel modo di promuovere materiale di band della nuova ondata di Black della Bay Area.

BMNIn che modo questi nuovi brani saranno parte del tuo concept principale?

B – Ci sono due aspetti immutabili che faranno parte dell’opera di Botanist per sempre: le canzoni riguardano piante e ci sono gli hammered dulcimer. The Hanging Gardens of Hell era il titolo previsto per il primo disco, poi cambiato in The Suicide Tree per via della forza che richiama l’immagine della Cerbera Odollam.

Il concept di questo primo EP è che tutte le piante pesentate sono delle piante pensili. Ci sono altre due canzoni che però abbiamo eliminato per far sì che il lato di Botanist occupasse una sola metà di un LP. Queste canzoni extra saranno pubblicate in futuro.

BMNHo letto da qualche parte su internet che hai cambiato il numero di album inizialmente previsto per il tuo progetto. Ricordo però, posso anche sbagliarmi, che all’inizio avevi pensato di pubblicarne soltanto cinque.

B – Quello che ricordi è giusto solo in parte. Una volta ho detto, più o meno nel periodo in cui i primi cinque erano ultimati, che se avessi potuto prevederne la fine, allora quella sarebbe stata a dieci. Principalmente perchè mi piace l’idea che “X” sia l’ultimo album di Botanist. Ma ho anche detto che non era scritto nella pietra e che la quantità di materiale sarebbe potuta cambiare. In questo momento ci sono sei full-lenght registrati, qualcosa come cinque EP; i concept per gli album VII, VIII e IX sono a posto. La registrazione di prova del VII è già finita, questo di sicuro sarà molto “concettuale”, molto probabilmente lo sarà più di tutti gli altri.

BMNPuoi rivelarci quali sono i piani per i prossimi album? Come si svilupperà il concept da adesso in poi?

B – Stiamo pensando di saltare il “V” ed passare direttamente alla “VI”, dato che tutti pensano che non solo contenga le canzoni migliori, ma è anche il progresso migliore a disposizione dopo “IV”.
Personalmente penso che lo spazio emotivo in cui si trova “VI” rispecchi pienamente la posizione filosofica raggiunta da Botanist oggi…questi brani verranno meglio anche live. Sia “V” che “VI” non sono distinguibili a livello concettuale ,per quanto si possa seguire una qualsiasi forma di racconto. È più il sound di “VI” che lo rende un interessante successore. Non sarà però fino a quando non uscirà “VII” che questa ricerca per un punto di vista filosofico più profondo verrà fuori, e prometto che sarà quello più filosoficamente sviluppato.