Botanist / Palace of Worms – Split: EP1: The Hanging Gardens of Hell / Ode to Joy

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Quello tra Botanist e Palace of Worm è uno split di cui già si aveva notizia da un po’ di tempo, e sul quale si è chiacchierato abbastanza. Il merito va a tutte e due le parti, poiché tutte e due gli artisti sono considerati, giustamente, quelli tra i più promettenti della scena Black della Bay Area, uno compiendo scelte artistiche poco ortodosse, l’altro invece mettendo in moto qualcosa di più classico che varia tra Beherit e i Darkthrone più punk. Continua a leggere

Pig Destroyer :: Book Burner

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  • Relapse
  • Grindcore
  • 2012

Era dal 2007 che non si sentiva parlare di loro, se ovviamente non contiamo la piccola parentesi di Natasha del 2008. Non nascondo che alla notizia che i Pig Destroyer stavano per rilasciare un nuovo album, mi sono non poco bagnato gli slippini all’ idea.

Il problema è sorto quando ho finito di ascoltare per la prima volta tutto il disco: mediocre. Le cose ovviamente non sono cambiate con il passare dei giorni. Scott Hull non ha saputo mettere insieme due accordi in maniera decente, Adam Jarvis sembra non trovarsi a suo agio dietro questa batteria e suona come se avesse le scarpe di due misure più grandi  e Hayes dov’è? l’ avete sentito voi? Continua a leggere

Krallice :: Years Past Matter

  • Autoproduzione
  • USBM
  • 2012

La settimana scorsa ebbi una discussione con un tale in una sala prove/registrazione, durante la quale lui sosteneva che “le band americane sono la brutta copia di quelle europee, il loro unico valore sta nella tecnica, è solo gente che sa suonare”, ovviamente la sua teoria si estendeva in maniera dettagliata, non mancando dei dovuti esempi e comunque aveva una sua logica. Il tipo aveva il doppio della mia età e piuttosto che attaccarlo e procedere magari con l’ esposizione della mia versione dei fatti, ho preferito incassare il colpo e riflettere sulle sue parole Continua a leggere

OM :: Advaitic Songs

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  • Drag City
  • Doom
  • 2012

Quello di Al Cisneros è un nome che ormai dovrebbe far aprire le gambe ad ogni ragazza, è finito ormai (purtroppo) il tempo in cui il Doom era un genere di nicchia ad uso e consumo esclusivo di quei pochi che avevano la costanza e la forza di addentrarsi in atmosfere e mood tanto densi e dal peso specifico estremo. Siamo ormai in piena ripresa del genere, si sono rotti gli argini e quell’ arte che fu iniziata dai Black Sabbath ci ha sommersi tutti; dallo Stoner più classico di stampo sabbathiano, passando per la purezza targata Reverend Bizarre, per finire poi con le increspature HC della nuova scuola sludgecore. Ormai c’è solo l’ imbarazzo della scelta (si sono anche rotti i tabù delle vocalist femminili pensate un po’ ).

E in questo clima di diffusione di massa il nome di Cisneros non può essere più sconosciuto a nessuno, e non può nemmeno più sfuggire allo status di Guru che circonda la sua figura. Ovviamente è guru per tutti gli appassionati del genere Doom in generale, poi per i cannaioli è proprio una specie di semidio. La Sensimilia fatta carne e ossa.

Se non ci è sconosciuto lo zio Al, non ci sono nuove nemmeno le sue creature musicali e quì adesso staremo a parlare degli Om. Il duo che tanto divide critica e fans. Da una parte abbiamo chi li venera e basta, in quanto tutto ciò che Cisneros tocca si tramuta in oro. dall’ altra abbiamo chi lo accusa di pretenziosità e di prendersi troppo sul serio e di esagerare con questa storia del bassista sciamano. Fondamentalmente gli Om sono stati sempre una band che ha fatto esclusivamente quello che voleva, senza entrare nei meriti delle fonti della loro ispirazione, hanno sempre cercato di creare una miscela di Doom e misticismo quantomai unica ed efficace. Il loro successo sta prioprio nel fatto di saper coniugare perfettamente gli interessi musicali “esotici” dei suoi componenti, con strutture Doom molto semplici e minimali. Ed è da questa semplice ricetta che nascono gli assolati paesaggi desertici di Pilgrimage o quelli sacri dei monasteri tibetani di God is Good.

Per quanto mi riguarda non sono mai stato un fan sfegatato di questo progetto, li ho sempre preferiti “a canzoni” non ad album interi, ma nel complesso sempre a mani alzate li ho considerati una band veramente interessante. Un pericolo questo, che è sempre dietro l’ angolo quando si registra in maniera diretta senza aver prima programmato niente.

A distanza di tre anni, gli Om si presentano con il quinto album in studio, senza tradire le aspettative di nessuno, si riconfermano la band spiritual-trascendentale di sempre. “Advaitic Songs” è (verrebbe qui quasi da dire “la solita”) miscela di ritmi ipnotici filo indiani e sonorità ancestrali, con una tutta nuova venatura gotica che sorprende e lascia di stucco quando si alza ai massimi livelli durante lo straordinario e toccante riff di violoncello in “Haqq al-Yaquin”, che si candida come miglior traccia in assoluto della band. E che quasi si pone come sintesi delle intenzioni future della band, ma non si può mai dire.

Non mi va di dilungarmi troppo, anche perchè mi è sempre stato difficile definire entro determinati schemi e paletti band di questo tipo, preferisco lasciare a voi il commento finale. Quanto sopra non è nient’altro che un consiglio, se così vogliamo chiamarlo, ad ascoltare quello che molto probabilmente è il disco più riuscito degli Om e del Tom Araya del Doom.

Bosse-de-Nage :: III (2012)

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Quello dei Bosse-de-Nage non dovrebbe essere un nome del tutto nuovo a chi non disdegna le produzioni moderne in ambito Black Metal, anche se queste provengono dagli States. Quantomeno dovrebbe farvi ricordare il loro secondo disco (“II”), album dell’ anno 2011 per molti qui sul web.

Con “II” avevamo lasciato il misterioso quartetto della Bay Area alle prese con un Black Metal a metà strada tra il Depressive e il “Post-” dai toni misurati e dal sapore rotondo, che in impeto e ispirazione cala un po’ rispetto al S/T, suo predecessore. Ora invece la band decide di calarsi le braghe e mostrare a tutti quanto ce l’hanno grosso.

In “III” i BdN mettono in gioco tutte le loro abilità di compositori e abbandonando gli spettri post-black e shoegaze, che sinceramente poco gli si addicevano, etichette addirittura estremamente limitative; tutto a vantaggio dell’ impeto emozionale che la spontaneità della loro musica genera.

Potremmo stare ore a spulciarne la musica compilando tediose liste di influenze e contaminazioni, un lavoro che risulterebbe fine a se stesso, in quanto ciò che rende questo disco immediato e efficace è proprio la perfetta fusione delle ispirazioni della band in quella che è una musica soltanto loro. Stop.

Questo “flusso di coscienza” compositivo è a totale beneficio dell’ aspetto emotivo del disco, la cui carica ed efficacia, sono paragonabili addirittura ad alcune band Screamo francesi o svedesi; mi chiedo come si può restare impassibili ascoltando brani come “Perceive There A Silece” oppure “The God Ennuì”? Se ciò accade è perchè evidentemente siete delle brutte persone.

III” è la ventata di gelo che ci voleva in questa asfissiante estate, una spirale in discesa di tristezza e angoscia cosmiche. E in più i Bosse-de-Nage sono la dimostrazione che c’è spazio per dell’ altro oltre al post-rock, allo Shoegaze e all’ HC nel Black Metal; quello stesso Black Metal reso mediocre, nella maggior parte dei casi, proprio da queste contaminazioni.

Non mi va di dilungarmi ancora, non mi è mai piaciuto farlo quando sono alle prese con dischi emotivamente così devastanti come questo qui, quindi vi lascio con la parola d’ ordine per questo disco: Lagrime.

Top Tracks: Perceive There A Silence , The God Ennuì (youtube links)

Voto: 9/10

 

 

  • Profund Lore(CD) Flenser (LP)

  • Black Metal

  • 2012

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